Studio Teologico Interdiocesano


Studiare Teologia per spalancare gli orizzonti
di una 'ragione' restituita alla sua ampiezza

Lo Studio Teologico Interdiocersano (STI) ha la medesima sede dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) nei locali del Seminario di Fossano. Il percorso di studi che lo identifica (menù a destra, cliccare sua 'Piano di studi') si propone come obbiettivo una formazione culturale teologica rigorosa per rispondere all’esigenza di “dare ragione della speranza che è in noi”, in dialogo con le attese e le problematiche dell’umanità contemporanea.
Dedicarsi allo studio della teologia significa spalancare gli orizzonti della propria ragione, della propria vita, acquisendo un punto di vista particolare, che dà la possibilità di capire il mondo e la storia secondo quella chiave di lettura che è all’origine della nostra cultura: la testimonianza della rivelazione biblica. Nel tempo in cui viviamo è un’operazione certo non marginale.
Infatti, che il Cristianesimo in se stesso, e nel rapporto con le altre Religioni, sia oggetto di insegnamento e di studio nelle nostre scuole, dovrebbe rappresentare un punto qualificante per la cultura e la vita dei singoli individui e di un intero popolo, cresciuto proprio in questo alveo e che, come da una radice profonda, ha nutrito la sua umanità costruendo un patrimonio di cultura e di storia. Quando invece con spavalda supponenza e disinvolta superficialità si vuole oscurare la dimensione ‘religiosa’ della vita, dimenticandone la fecondità storico-culturale e relegandola in un ‘privato’ quasi da nascondere, non si produce altro che vuoto, favorendo tra l’altro il sorgere di un irrazionale violento. Molti regimi, totalitari e non, del ‘900, hanno tentato, in molti modi, questa operazione di ‘sradicamento’ della religione dalla vita dei singoli e del popolo: ne è venuto fuori sempre un uomo umiliato nella sua dignità e impoverito nella sua cultura.
Benedetto XVI, nel discorso all’Università di Ratisbona, parlando del rapporto tra fede, ragione e università, ha con precisione indicato la necessità assoluta di unire in modo nuovo fede e ragione: “Ci riusciamo solo se superiamo la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e dischiudiamo ad essa nuovamente tutta la sua ampiezza. In questo senso la teologia, non soltanto come disciplina storica e umano-scientifica, ma come teologia vera e propria, cioè come interrogativo sulla ragione della fede, deve avere il suo posto nell’università e nel vasto dialogo delle scienze. (…) Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture (…) Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l’ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell’umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere”.
Una ragione che pensi di oscurare ideologicamente dimensioni costitutive della vita umana, defrauda l’uomo di una ricchezza invece fruibile e vantaggiosa. Restituiamo alla ragione tutta la sua ampiezza. Guardiamo il mondo a trecentosessanta gradi, prendiamo sul serio la fede, la vita e tutte le sue dimensioni, studiamo teologia.

don Pierangelo Chiaramello
Direttore ISSR - Fossano